Mozart e Pulcinella
serenata buffa di una notte napoletana

idea ed elaborazione testi di Gianni Aversano
arrangiamenti musicali di Domenico De Luca

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Personaggi ed interpreti

Pulecenella Cetrulo  Gianni Aversano

 Calandriello  e  Mozzàrt  Andrea Carotenuto

 Pauluccio  'a braciola co'  viulino  Paolo Sasso

 Mimì  capa 'e bomba cu ‘a chitarra  Domenico De Luca

  Regia  Franco Palmieri

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MOZART E NAPOLI: LA STORIA 

Il 14 maggio 1770 i Mozart giungono a Napoli. Durante il tragitto “Amedeo De Mozartini” (così  a volte si firma nelle lettere dall’Italia) ripensa ai giorni italiani fin lì trascorsi. “Da zoticone germanico ora sono uno zoticone italiano” scriverà con il suo solito umorismo alla sorella Nannerl. Amedeo ha da poco compiuto 14 anni. D’altronde Napoli, pur soffrendo delle sue “eterne” contraddizioni è una città culturalmente assai vivace e cosmopolita ed anche una delle più popolose d’Europa (con circa un milione d’abitanti). E uno strano rapporto sta instaurandosi tra i Mozart e la città.

Napoli è bella - scrive Amedeo - ma è affollata come Vienna, Londra, Parigi”. Anche il padre Leopold sembra nutrire sentimenti contradditori e con il suo occhio sempre vigile scrive:  “La fertilità esuberante di queste terre piene di vita e di cose rare mi renderanno penosa la partenza. Ma la sporcizia, la quantità di mendicanti, questa gente senza Dio e la cattiva educazione dei bambini, fanno sì che si lascia senza rimpianto anche ciò che c’è di buono…  Quanto alla superstizione!... E’ tanto radicata quaggiù, che si può dire che si sia qui introdotta una vera eresia!”. E un episodio assai divertente sembra confermare queste ultime parole di Leopold. Al conservatorio della Pietà dei Turchini mentre Amedeo sta suonando meravigliosamente, il pubblico rumoreggia. Le sue piccole mani volano sulla tastiera del cembalo. Soprattutto l’agilità della sinistra, dove porta un anello, sembra impressionare  il pubblico. Ecco il motivo di tanta abilità: ha un anello magico al dito! Il giovane Mozart che comprende divertito il motivo di tanto baccano lentamente si sfila l’anello e poi continua a suonare. Il pubblico ammutolisce. Non è certo l’anello ad essere magico.

La corte borbonica s’è mostrata alquanto fredda nei loro confronti. Non sono stati ricevuti dal re, il noto “re lazzarone, cafone e nasone” Ferdinando, né il giovane Mozart ha potuto esibirsi a corte. E Amedeo scrive: “Il re è educato grossolanamente alla napoletana; all’opera siede sempre su un panchetto per sembrare un poco più alto della regina”. D’altronde le vicende dei Mozart, presso la corte asburgica, sono sempre state un po’ complicate. E Maria Teresa d’Austria arriverà a definirli “gens inutilis”. Ottimi invece sono  i rapporti che i Mozart hanno con l’ambiente musicale napoletano. Frequenti i loro contatti con i musicisti. Conosceranno personalmente i maestri Pasquale Cafaro, Niccolò Jommelli, Giuseppe De Majo e suo figlio Gian Francesco detto “Ciccio”, Giovanni Paisiello che, sebbene nato a Taranto, è “il più napoletano” dei maestri italiani. Con loro, Mozart manterrà in seguito sempre cordiali rapporti.

Napoli d’altronde vive già da tempo una stagione musicale particolarmente felice soprattutto nel versante dell’opera “buffa”. Cimarosa e Paisiello, per fare due nomi su tutti, porteranno a maturazione questo genere musicale nato proprio a Napoli all’inizio del secolo (e che raggiungerà con lo stesso Mozart negli anni della maturità esiti definitivi). Ovunque a Napoli si fa musica e i musicisti di strada sono un po’ dappertutto con tanto di zampogna, mandolino e colascione (una sorta di liuto), spesso ravvisabile nelle maschere della commedia dell’arte. Di questo spirito forse il giovane Mozart farà tesoro negli anni della maturità, quando porterà a compimento in una sintesi stilisticamente insuperata, i suoi capolavori futuri come “Le Nozze di Figaro” e “Don Giovanni”. Un giorno poi, Amedeo ascolta in una chiesa una “musica bellissima” che, come ci informa egli stesso in una lettera: “fu del sign. cicio demajo… lui poi ci parlò e fu molto compito”.  La bellissima musica sacra è quella del maestro napoletano “Ciccio” de Majo che in seguito la critica riconoscerà aver avuto una qualche influenza sull’opera di Mozart.

La mattina del 27 giugno 1770 i Mozart lasceranno Napoli dove non torneranno più. Ma Amedeo avrà sempre nostalgia dell’Italia e della città del “Vesuvio fumante.” Scriverà al padre qualche anno più tardi : “Ho un’indescrivibile brama di scrivere ancora una volta un’opera e quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà ovunque.” E poi conclude “con un’ opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania. All’amico compositore boemo Myslivecek, che gli aveva consigliato di tornare in Italia, Amedeo risponde: “Egli ha perfettamente ragione; se ben ci penso in verità credo che io non ho mai avuto tanti onori, non sono mai stato così stimato come in Italia, specialmente a Napoli.

Inaugurando il Festival di Pentecoste 2008 a Salisburgo, il maestro Muti, direttore del progetto “Napoli capitale della memoria”, ha dichiarato: “La musica di Paisiello ha conquistato il pubblico. Armonie tanto simili a quelle di Mozart, scritte però nel 1779, quando ancora il genio di Salisburgo doveva immaginare il suo trittico italiano. E’ questo il motivo per il quale insisto nel sottolineare l’importanza della scuola musicale del Settecento napoletano. E’ chiaro che tutto è nato qui; forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non avesse conosciuto l’opera napoletana”.

 

 MOZART E PULCINELLA: IL NOSTRO SPETTACOLO

Due musicisti, in scena, suonano un'ouverture mozartiana; sulla coda compaiono il cantastorie Pulcinella ed il suo assistente, che eseguono gli ultimi momenti "tarantellati" di uno spettacolo ambulante di burattini. Scende la sera e Pulcinella si ritrova sotto la finestra della sua amata. Comincia la sua solita serenata cantando arie di Paisiello, Pergolesi, villanelle del XVI secolo e tarantelle del XVII secolo, ovvero, tutto quello che Mozart avrebbe potuto o che ha addirittura ascoltato nei giorni della sua permanenza a Napoli. Dalla finestra si affaccerà, però, il quindicenne Mozart che, intanto, si è goduto la serenata. Passerà in quel vicolo anche il re "lazzarone" che, di notte, vorrebbe incontrare il giovane austriaco all'insaputa della terribile regina Carolina.

La lettura in scena di brani delle lettere che il piccolo Amedeo scriveva alla sua sorellina ci testimonia le emozioni e gli incontri da lui fatti in quei giorni.

Momenti originali esilaranti, rielaborazioni di brani classici della commedia dell’arte napoletana e riarrangiamenti di celebri brani di Mozart arricchiscono lo spettacolo, che vuole essere un percorso nei tre secoli che precederanno la nascita della canzone “classica” napoletana.

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Brani musicali

 

“Sinfonia concertante”

W. Mozart

 

Lo guarracino

Anonimo '700

 

Chi disse ca la femmena

G. B. Pergolesi

 

Serenata di Pulcinella

Rielab. da D. Cimarosa

 

Vurria ca fosse ciaola

Sbruffapappa '500

 

Li saracini adorano lu sole

Anonimo '600

‘Sto core mio

O. di Lasso

 

Ammore, brutto figlio de pottana

A. Scarlatti

Tarantella del '600

Anonimo '600

Notte e ghiuorno sempe cca

W. Mozart - G. Aversano

La morte de mariteto

G. L. Primavera

A suffraggio (intro. Stabat Mater)

Anonimo '700 - G. B. Pergolesi

Deh vieni alla finestra

W. Mozart

  La serpe a Carolina Anonimo '700

Serenata de Polecenella

G. Paisiello

 

Cicerenella

Anonimo '700

Rondò alla turca

W. Mozart

 

 
 
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